Sempre più persone mettono una ciotola di riso nell’armadio. Ma funziona davvero? Ecco cosa dice la scienza.
Nei mesi freddi, l’umidità entra silenziosa nelle case, si infila nei tessuti e trasforma gli armadi in piccole camere stagne cariche di condensa e odori. È qui che entra in scena una pratica antica, tornata sorprendentemente di moda: una semplice ciotola di riso posizionata tra giacche e cassetti. Un gesto apparentemente innocuo, che molti eseguono quasi d’istinto, convinti che basti per tenere lontani muffa e cattivi odori. Ma cosa c’è di vero dietro questo rimedio? Funziona davvero o si tratta di un’abitudine priva di fondamento?
Il riso assorbe davvero l’umidità? Cosa dice la scienza (e cosa invece succede davvero)
La convinzione che il riso abbia capacità igroscopiche – cioè che possa assorbire l’umidità – non è del tutto infondata. Chi non ha mai sentito il consiglio di “mettere il telefono nel riso” dopo una caduta accidentale in acqua? Il principio è lo stesso: il riso secco, in teoria, dovrebbe assorbire parte dell’umidità ambientale. Ma se l’effetto è reale, la sua portata è molto più limitata di quanto si creda.
Uno studio condotto da DTJ Consulting, citato da Businesswire, ha chiarito che in certi casi l’asciugatura all’aria aperta è addirittura più efficace del riso. In contesti chiusi come gli armadi, dove il tasso di umidità può alzarsi facilmente a causa della scarsa ventilazione, una manciata di riso in una ciotola non può risolvere problemi strutturali. È più un placebo ambientale, un gesto che tranquillizza, ma non sempre protegge.

Il riso assorbe davvero l’umidità? Cosa dice la scienza (e cosa invece succede davvero) – ilnodo.it
Eppure, tante persone continuano a farlo. Perché? Perché è semplice, economico, familiare. In tempi in cui le soluzioni tecnologiche abbondano, un rimedio della nonna come questo appare rassicurante. E spesso è proprio la sensazione di fare qualcosa a spingere all’azione, anche se l’impatto reale è minimo. Detto questo, mettere una ciotola di riso non è nocivo: può assorbire una piccola quantità d’acqua, ma non sostituisce un vero controllo dell’umidità.
Umidità negli armadi: i rischi reali e le soluzioni che funzionano davvero
Il vero nemico, in questa storia, è l’umidità invernale. Le piogge frequenti, le case meno ventilate, le finestre chiuse per il freddo: tutto contribuisce ad aumentare il tasso di umidità interna. E gli armadi, chiusi e poco areati, diventano ambienti ideali per muffe e funghi.
Non a caso, gli esperti come Nic Shacklock raccomandano soluzioni più strutturate. Primo: migliorare la ventilazione degli armadi, magari forando il pannello posteriore o lasciando aperte le ante per qualche ora al giorno. Secondo: evitare di riporre indumenti ancora umidi, specialmente dopo lavaggi o giornate piovose. Terzo: evitare l’eccessiva compressione dei vestiti, che limita la circolazione dell’aria.
E poi ci sono i deumidificatori, strumenti sempre più accessibili che possono rimuovere l’umidità in eccesso dalle stanze. Anche i modelli più piccoli, pensati proprio per ambienti ristretti come cabine armadio o camerette, fanno una differenza concreta. Chi non vuole affidarsi a dispositivi elettrici può optare per bustine di gel di silice o altri materiali professionali assorbenti, molto più efficaci del riso nel trattenere l’acqua.
L’umidità non è solo un fastidio. Può rovinare tessuti pregiati, impregnare gli abiti di odori sgradevoli e, in casi estremi, rappresentare un rischio per la salute, specialmente per chi soffre di allergie. Agire con metodo, combinando buone pratiche e strumenti adatti, è l’unico modo per preservare la qualità degli indumenti e dell’ambiente domestico.








