Lifestyle

La sensazione di vivere sempre le stesse giornate

donna che pensa
Quando le giornate sembrano identiche (ilnodo.it)

Succede senza un momento preciso. Non c’è un giorno in cui te ne accorgi davvero. È più una sensazione che si deposita, come polvere sottile. Le giornate iniziano ad assomigliarsi. Non perché siano identiche, ma perché non lasciano traccia.

La sveglia suona. Sempre alla stessa ora. Gli stessi gesti, quasi automatici. Le stesse strade, le stesse conversazioni, gli stessi pensieri che tornano mentre fai altro. A volte non è nemmeno noia. È qualcosa di più piatto. Più silenzioso.

Quando il tempo sembra fermo

Non è che non succeda niente. Anzi, le cose succedono continuamente. Ma hanno perso peso. Le giornate passano e, se provi a guardarti indietro, fai fatica a distinguerle. Settimane intere che scivolano via senza un punto di appoggio. Come se il tempo si fosse messo in modalità ripetizione.

C’è chi se ne accorge la sera, quando prova a raccontare la giornata e si ferma a metà frase. Non perché manchino i fatti, ma perché non sembrano raccontabili. Tutto è andato avanti, ma niente si è mosso davvero.

Una stanchezza diversa

Questa sensazione non assomiglia alla stanchezza fisica. Non passa dormendo di più. È una stanchezza che ha a che fare con la continuità. Con il dover essere sempre presenti, sempre funzionali, sempre uguali a se stessi. Anche quando dentro qualcosa si sposta, lentamente.

A volte si manifesta come irritazione. Altre come apatia. Altre ancora come una nostalgia difficile da spiegare. Non per qualcosa di preciso, ma per un’idea di movimento, di cambiamento, di prima volta.

Il paradosso della sicurezza

Molte delle cose che rendono le giornate uguali sono anche quelle che le tengono in piedi. La routine, le responsabilità, le abitudini che proteggono. C’è una sicurezza in tutto questo. Ma c’è anche un prezzo. Quando tutto è previsto, l’imprevisto smette di entrare.

Non è un errore. È una conseguenza. E spesso arriva in una fase della vita in cui non ci si sente autorizzate a rimettere tutto in discussione. Si continua. Si va avanti. Si regge.

Il corpo se ne accorge prima

Il corpo, come spesso accade, intercetta questa sensazione prima delle parole. Nella rigidità. Nella fatica che arriva senza un motivo chiaro. In quella sensazione di essere sempre un po’ in ritardo, anche quando non lo si è.

Ci si veste in automatico. Si mangia senza fame vera. Si guarda il telefono per riempire spazi che non sanno più di niente. Piccoli segnali, discreti, che non fanno rumore ma si sommano.

Non è sempre un problema da risolvere

Viviamo in un tempo che chiede reazioni immediate. Se qualcosa non va, bisogna cambiarlo. Migliorarlo. Sistemarlo. Ma questa sensazione non sempre chiede un intervento. A volte chiede solo di essere riconosciuta.

Riconoscere che sì, le giornate possono diventare tutte uguali. Che non significa essere ingrati, sbagliati o fermi per sempre. Significa essere dentro una fase. Una fase che non ha ancora trovato parole migliori.

Forse non c’è una conclusione netta. Forse non c’è nemmeno una direzione chiara. Resta quella sensazione lì, sospesa. Come una domanda che non ha fretta di essere risolta. E che, proprio per questo, continua a farsi sentire.

Change privacy settings
×