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4 cibi consumatissimi che in realtà sono cancerogeni: maxi allarme in Italia

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4 cibi consumatissimi che in realtà sono cancerogeni: maxi allarme in Italia - ilnodo.it

Maxi allarme in Italia: 4 cibi comunissimi associati al cancro, cosa dice davvero la scienza nel 2026

C’è un dato che continua a tornare, anche nel 2026: alcuni cibi comunissimi sulle tavole italiane non sono così innocui come sembrano. Il più citato è il prosciutto cotto, ma l’allarme riguarda anche altri prodotti lavorati, come wurstel, bacon, carni in scatola e affumicati. A riportare l’attenzione sul tema è stata l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC), che già dal 2015 ha inserito queste categorie nel Gruppo 1, cioè tra le sostanze per cui esiste certezza del legame con l’insorgenza di tumori. Ma cosa significa davvero? E quali comportamenti alimentari rappresentano un vero rischio?

Prosciutto cotto, nitriti e abitudini quotidiane: quando il rischio diventa reale

Il fatto che un alimento finisca nel gruppo 1 non vuol dire che “fa male quanto il fumo”, né che un toast con il prosciutto cotto sia pericoloso in sé. Come spiega l’immunologo Mauro Minelli, la classificazione si basa su una cosa sola: la solidità scientifica delle prove. Se un’associazione tra alimento e malattia è certa, finisce lì. Ma non misura quanto faccia male, né quanto sia probabile che accada dopo un singolo consumo.

Nel caso del prosciutto cotto, il nodo critico sono i nitriti, conservanti indicati sulle etichette con le sigle E249 e E250. Questi composti, fondamentali per garantire colore e sicurezza igienica, possono portare alla formazione di nitrosammine, sostanze considerate cancerogene se assunte frequentemente. Il problema, quindi, non è mangiarlo una volta, ma farlo ogni giorno, per anni, magari già dall’infanzia.

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Prosciutto cotto, nitriti e abitudini quotidiane: quando il rischio diventa reale – ilnodo.it

La metanalisi pubblicata su Nature Medicine nel 2025 ha confermato che un consumo quotidiano di 50 grammi di carni lavorate può aumentare il rischio di tumore del colon-retto del 7% e di diabete tipo 2 dell’11%. Dati da leggere con attenzione, ma che tracciano una linea netta: non esistono soglie sicure, il rischio cresce con la frequenza e con la quantità.

Altri alimenti da limitare e strategie per proteggersi davvero (senza allarmismi inutili)

Oltre al prosciutto cotto, anche wurstel, salumi industriali, carni in scatola e bacon condividono profili simili. Tutti contengono conservanti, grassi saturi e sodio in eccesso, e tutti richiedono un consumo oculato. Secondo Minelli, il rischio più grande non è tanto il singolo alimento, ma l’abitudine a consumarli ogni giorno, magari già a colazione o a merenda. L’accumulo è il fattore chiave.

Ma non è questione di eliminare tutto, quanto di sapere cosa si sta mangiando e compensare nel modo giusto. Alcuni accorgimenti possono ridurre l’impatto di questi cibi sul nostro organismo. Abbinare i salumi a verdure ricche di vitamina C può ad esempio inibire la formazione delle nitrosammine. Le fibre aiutano a proteggere la mucosa intestinale, mentre potassio e antiossidanti bilanciano l’effetto del sodio e dei grassi saturi.

In più, la qualità conta. Un prosciutto lavorato con metodi artigianali, senza nitriti aggiunti, ha un profilo molto diverso da un prodotto industriale da supermercato. La varietà della dieta resta il miglior scudo: alternare fonti proteiche, prediligere vegetali, legumi e cotture semplici può ridurre concretamente il rischio, senza rinunciare a nulla.

Il punto, chiarisce Minelli, non è proibire ma educare. Sapere cosa si mangia e quanto spesso lo si mangia. Non è il panino del sabato a rovinare la salute. Ma cinque, sei giorni su sette, per anni, fanno la differenza. Oggi la scienza ce lo dice chiaramente, ora spetta a noi ascoltarla senza panico.

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